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Erano duri quegli anni, anni di lotte,
anni di contestazione, anni di risse politiche e non.
Mondonico si rivolgeva alle curve con il pugno chiuso, ReCecconi cadeva sotto i
colpi di un gioielliere terrorizzato, Meroni lasciava le sue speranze di
cambiare le ferree regole del mondo del calcio in una nebbiosa mattinata
torinese, il mondo della pelota era in un irrequieto tumulto.
Il Petisso nel suo ufficio, vagava distratto sugli schermi dei computer che
stavano davanti a lui.
Anche
i mercati sembravano ingestibili, trasportati da quel delirio cosmico che fa
alternare senza regole macro economiche sviluppo e recessione.
Qualcosa si poteva fare, qualcosa si doveva fare.
Qualche
anello nel substrato cosmico aveva mollato, ci voleva del rigore per capire cosa
era successo, per capire dove stavano l´errore e la mancanza, e lì
intervenire.
Non poteva farlo da solo, aveva bisogno di una task force, di un nugolo di prodi
pronti a tutto per salvare il mondo dal caos e la pelota dall’´anarchia in
cui stava cadendo.
Vi erano troppe mancanze, troppe carenze, troppa disinformazione, il sapere era
lacunoso;
Da
qui nascevano i mali della
generazione che stava vivendo e lui, da Petisso, lo aveva capito.
Ma chi poteva essere sulla sua stessa linea d´onda, chi poteva capire quello
che lui aveva capito?
Pochi eletti.
Il suo compito era questo;
Lo
aveva gia´deciso appena aveva
cominciato a pensarci.
Creare
un gruppo che potesse risolvere il nodo irrisolto: dimenticare il passato e non
vivere il presente.
Ma chi?
Chi poteva essere all’´altezza?
Alzo´il telefono e cerco´la voce consolatoria del fido
Brusco.
Era l´unico che Egli sapeva di poter avere sempre al suo fianco, l´unico con
cui sapeva di poter condividere delle idee sul mondo pelotaro.
Parlo´con poca convinzione della sua intuizione e del suo progetto.
Dall’ altra parte trovò un silenzio terrorizzante.
Pensava
che anche il fido Brusco non capisse.
Stava per crollargli il mondo addosso.
"Era tempo che aspettavo di sentirti parlare cosi´”, disse il Brusco con
occhio vitreo, ”sono pronto".
Sentirsi rispondere così dal compagno di mille partite, lo galvanizzo´.
Lo
sapeva di non sbagliarsi.
Lo
sapeva che lo stava aspettando e ora capiva che non c´era più tempo da
perdere.
Bisognava
cominciare, e il Brusco sarebbe stata la prima pietra sulla quale costruire la
casa Petissa.
Inizio´uno scambio di telefonate serrato, una girandola di papabili adepti
prontamente bocciata dall’´una e dall’´altra parte per le motivazioni più
disparate, fino a che, ex abrupto, un nome sfarfallò nell’etere, e lasciò
tutti e due in silenzio: l´Almo.
Se lo ricordavano bene quel ragazzino che aveva condiviso con loro domeniche
terrose sul campetto dell’oratorio, i suoi almanacchi, il suo capello corto
poi lungo poi ancora corto.
La
sua arte nel frombolare sia di piede sia con la “cabeza”.
Si era lui.
Era il nome giusto, e lo sapevano tutti e due.
La
vita e´strana e tante volte pare vi sia un disegno che ci aspetta, già
preparato da tempo, alle nostre spalle.
Li aspettava anche lui.
Erano anni che catalogava, che s’informava, che schedava.
Sembrava lo sapesse che doveva diventare la memoria storica del Club, sembrava
si stesse davvero preparando da sempre.
Iniziarono cosi´a lavorare insieme in modo innamorato della pelota, dei suoi
aspetti più nascosti delle cose più sconosciute, e iniziarono a vedere i primi
risultati.
Il
mondo si stava accorgendo di loro o erano loro che stavano cambiando il mondo.
Tutto sembrava rientrare nella normalità, ovvero nella folle normalità.
Ma il salto di qualità stava per arrivare, più imprevisto che mai nello spazio
di poco tempo.
Due uomini soli, sbandati e disperati per l’impossibilita´di poter
condividere con qualcuno alla loro altezza il patrimonio esplosivo di conoscenze
che portavano in seno.
Un patrimonio immenso e senza limite sullo scibile pelotaro, un know how che ha
fatto fare davvero un balzo in avanti al nucleo storico della comunità del
Petisso.
L´incontro ha un nome: il Filipao.
La
riscoperta ha un nome: l’Ametrano.
Due ingestibili e letterati vulcani d’iniziative, che hanno portato una
ventata nuova nella lotta contro la disinformazione “fubbaliera” e che si
sono integrati nel nucleo storico in maniera eccelsa.
E’
da sottolineare che l’Ametrano era stato nelle mire del Petisso esso stesso
medesimo già in
passato, e che il ragazzo era stato seguito attentamente dal Brusco in persona
per diverso tempo.
Il
Club a questo punto era fatto.
Si iniziava a lavorare e a produrre, con risultati che ora sono sotto gli occhi
di tutti, e che migliorano di giorno in giorno.
La popolarità del Club del Petisso aumenta, e con questa i ciarlatani ed i
personaggi di basso profilo che cercano di sfruttare il nome consolidato del
gruppo per farsi pubblicità personale.
Ma
vengono
tutti respinti e allontanati senza timori da un compatto nucleo di pasdaran
della guerra santa pelotara, integralisti puri senza devianze di sorta.
Fino a che, su segnalazione ripetuta del prode Filipao, si mette in mostra un
personaggio particolare, un soggetto dalla strana propensione a
guardare dentro le persone e che si fa chiamare con il nome in codice de
“il Ciabatta Marini”.
Il Petisso storce il naso, mentre l´Almo e il Brusco stanno a guardare.
Il ragazzo s’ impegna, sì da da fare, partecipa a trasferte impegnative e ad
operazioni di rilevanza internazionale.
Il
Petisso inizia a capirlo, e vede il meglio che c´è in lui.
"E´dei nostri." -dice un freddo mattino di novembre-"Che non ci
deluda!".
E quindi eccoci qua.
Ne abbiamo visti passare tanti, tanti sono in attesa di essere dei nostri ma non
capiscono che quello che facciamo è guardare dentro di loro, capire cosa
pensano e soprattutto come lo pensano.
Bisogna essere Petissi dentro per esserlo fuori e pochi riescono ad ingannarci.
La certezza è questa:
Al
Club del Petisso non ci s’iscrive ma si viene prima segnalati, poi
eventualmente accettati.
Perciò se siete come noi, sottoponetevi ad un fuoco di fila e vediamo davvero
come siete fatti dentro.
Se
bluffate lo scopriamo.
ECCO
LE NOSTRE STORIE
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